mercoledì 9 maggio 2018

Peppino Impastato 

Da “I cento passi” di Giordana fino ai Modena City Ramblers per conoscerlo e ricordarlo.

Sono passati quarant’anni dal 9 maggio del 1978. Per molto tempo nelle scuole italiane, in occasione di quella giornata, prima di iniziare le lezioni, ci si raccoglieva in silenzio per un minuto in memoria del presidente Aldo Moro. Nessuno ha mai ricordato che nelle stesse ore in un paese della provincia di Palermo, Cinisi, Peppino Impastato, un giovane militante che aveva alzato la voce contro la mafia, veniva massacrato per conto del boss Gaetano Badalamenti. Solo dopo il film I cento passi di Marco Tullio Giordana, uscito al cinema nel 2000, l’Italia ha cominciato a fare memoria anche di quest’uomo che ha ricevuto la tessera dell’ordine dei giornalisti post mortem.
Peppino Impastato ha sbeffeggiato Cosa Nostra con l’ironia della parola divulgata attraverso una radio indipendente da lui fondata, è stato capace di dire no al familismo mafioso che lo circondava e ha combattuto Tano con la cultura e la politica.
Cinque indagini, la condanna in primo grado per il boss di Cosa nostra Tano Badalamenti e due richieste d'archiviazione per i carabinieri di Antonio Subranni non sono bastate a scrivere la verità sull'omicidio dell'attivista di Democrazia proletaria, assassinato a Cinisi nella notte tra l'8 e il 9 maggio del 1978. Sullo sfondo resta la relazione dell'Antimafia che parla di "patti" tra mafiosi e pezzi dello Stato e una pista che conduce a un altro mistero italiano.


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